lunedì, luglio 13, 2009

Il mix è uno di quelli fatti apposta per diventare il classico tormentone dell'estate. A cominciare dal titolo, Bungalow, passando per i doppi sensi (un po' come Il clarinettosanremese di Renzo Arbore) e il movimento sexy che richiama scherzosamente quello pelvico di Elvis Presley e arrivando a un video, ambientato fra il lungomare di Gallipoli e le campagne del Salento, che sa tanto di Sapore di mareprima versione. 

Bungalow nasce sull'asse fra la Puglia e Milano: la band è quella dei salentini Toromeccanica (Giampiero Della Torre, voce; Matteo Tornesello e Iulo Merenda, chitarre; Mauro Levantaci, basso, e Luigi Cataldo, batteria) e l'etichetta è la milanese Rusty Records, guidata da Maurizio Regginenti alla direzione esecutiva e Davide Maggioni alla direzione artistica. Che dicono: "Impossibile non notare una band con il coraggio di mettersi in gioco con un brano così geniale". Un brano che, così come il video, sta già sbancando sul web - fonte 'La Repubblica.it' 

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lunedì, luglio 14, 2008
Ci sono storie che sono più belle di altre da raccontare e ascoltare. O forse solo da raccontare. E ci sono storie vere, o forse no. O forse è meglio dire che potrebbe non essere vere. Comunque se lo fossero state avrebbero potuto cambiare la vita dei personaggi coinvolti. Un personaggio si chiamava Arsenico.

L'inverno 1976 a Catania fu molto caldo, ma anche piovoso. Certi pomeriggi toglievano il fiato, come fosse estate; ma poi di colpo diluviava e bisognava ripararsi alla bisogna. In uno di questi ripari, la pasticceria Caviezel, conobbi Marcella (il nome è di fantasia). Era impossibile non notare lo sguardo, ti guardava perforandoti ma, incredibilmente, non si faceva mai cogliere a guardarti. Prese un bignè di fragola, io un babà. Pagò senza parlare e uscì. Non so perchè rimasi così colpito da quella donna, forse il mio sesto senso da indiano. Inutile pensarci, tanto non l'avrei mai più rivista.

Invece no, la rividi appena una settimana dopo, in fila alla mensa universitaria, qualche metro avanti a me. Scelse un tavolo isolato per sedersi, io un altro isolato, ma vicino al suo. Stavolta fu attenta a non guardare, io invece sfacciatamente si. Si alzo, rallentò e senza fermarsi disse: "sai giocare a ping-pong?"

Giocammo a ping-pong per un intero mese, dopo il pranzo alla mensa, dalle 15 alle 18. Studiavo la notte, il '77 sarebbe stato l'anno della mia laurea. Si giocava, si andava via. Non sapevo niente di lei, non rispondeva a nessuna domanda, non accettava nessun altro tipo d'invito al di fuori di quell'appuntamento automatico, ogni giorno tranne il sabato e la domenica. Sino al giorno in cui feci la domanda giusta: "vengo a casa tua?".  Rispose si, ma doveva "organizzare". Cosa doveva organizzare?

Arrivò il giorno. Andammo dalla mensa a casa sua, la seguii in macchina. Abitava in un paesino ai piedi dell'Etna, in una casa attaccata al cimitero. In quel viale c'era una sola casa e lei abitava li. Con due cani, una governante che parlava un inglese perfetto, la foto d'un marito e due figli piccoli, un maschio e una femmina. Doveva organizzare di portare i figli non so dove. Forse. La governante preparò la cena. Era quasi mezzanotte quando mi disse: "devo andare alla base NATO (Sigonella), mi accompagni?" La base NATO era lontana da dove stavamo, era notte. Un comune mortale a quell'ora non poteva sognare di entrarci.  Mi guardava, aggiunse: "arriva un generale, devo parlare". Sorrise, vedendo che non rispondevo. "Guarda che se non mi accompagni, vado comunque da sola. Puoi rmanere qui a dormire se vuoi, ma stanotte non torno".

Andai? Rimasi? Rimasi a dormire a casa sua? Vi lascio col dubbio, forse nemmeno io ricordo che feci, o forse no. A Marcella regalai un 45 giri che vi faccio ascoltare. Dopo non l'ho più vista nè sentita, o forse no, un'altra volta per telefono. Mi disse: "non ha mai conosciuto un tipo più strano di te. Ma forse avresti potuto ascoltare almeno uno dei miei consigli". Quale? Magari un'altra volta ve lo dico, o forse no.

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domenica, febbraio 04, 2007
Sempre piacevole commentare il blog 2+2=5.

Si sa, se un commento casca può anche morire. Anche perchè non è facile fare la respirazione bocca a bocca a un commento ... che poi la bocca dovrebbe averla, visto che é un commento ... ma se poi manca il commento, la bocca dove sta? Ecco perchè muore ... o almeno è scomparso ...

:)

Notte ...
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venerdì, gennaio 12, 2007

Ivan_33_2Ho conosciuto Ivan Graziani, una volta in Sicilia. Era a pranzo con mia sorella e la sua compagnia di musicisti. Aveva già addosso i segni della sua malattia inguaribile.

Io ero di passaggio, stavo per partire. Scambiai solo poche frasi. Abbastanza per capire la grande umanità del personaggio.

Troppo presto dimenticato, nonostante sia stato uno dei poeti della canzone d'autore italiana.

Ivan Graziani (Teramo, 6 ottobre 1945 - Novafeltria, Pesaro e Urbino, 1° gennaio 1997) è stato un cantautore e chitarrista italiano.

Spesso ritenuto un trascinatore carismatico, amava esibirsi soprattutto sul palco. Ci teneva molto ad esibirsi dal vivo e ha continuato a tenere concerti, anche se stanco e malato, fino a poche settimane prima di morire.

Le sue canzoni sono caratterizzate da un intenso uso della melodia e da un timbro di voce atipico, spesso in falsetto. Uno dei temi preferiti di Ivan Graziani, era la descrizione delle donne che aveva incontrato (o sognato) nella sua vita.

Di Ivan Graziani, oltre a centinaia di canzoni e vari disegni, è rimasto anche il libro Arcipelago Chieti, scritto dall'artista in ricordo dell'assurdo anno passato a svolgere il servizio militare nel 1971, in una caserma e nell'ospedale militare di Chieti.

Da citare anche una marginale partecipazione come attore in un film del 1981 dal titolo ITALIAN BOYS, con Umberto Smaila e Franco Oppini, in cui l'artista interpretava i panni di "Ivano Graziati", stravagante e incorrutibile giudice di gara.

.. altro ..

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giovedì, dicembre 21, 2006
bobby-solo Andavo ogni 15 giorni a Modena, per la mia seconda specialità. 1000 chilometri tondi tondi che spesso percorrevo di notte. Una volta, saranno state le 9 di mattina, mi sono fermato all'autogrill prima del casello per Modena, per prendere un caffè.

Lo riconobbi subito. Stivali e cappello alla cowboy, camicia bianca ricamata in argento, giubbotto di pelle nero. Insomma, un pistolero. Prendeva un caffè, proprio accanto a me.

Ciao, Bobby, dissi. Si girò verso di me e rispose: ssshhh, parla piano sto in incognito. Mi venne spontaneo, di getto: ... cazzo dici, Bobby, come fai a non dare nell'occhio vestito da pistolero ...

Rimase stupefatto, sconcertato, stupito, forse anche "impaurito" dalla mia schiettezza. Si riprese e sorridendo disse:  tu devi essere proprio un bel tipo, come ti chiami?

Prima di uscire dal Saloon mi lasciò una dedica firmata su un fazzolettino da bar.


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